Gruppo Italia 124

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GRAZIE AMNESTY

"Sono stato finalmente trasferito in una prigione a N'Djamena. Voglio esprimere la mia gratitudine a tutti voi. Vi stimo, vi amo, vi rispetto”.

(Tadjadine Mahamat Babouri, detto Mahadine, attivista online del Ciad. Nel settembre 2016 ha postato sul suo profilo Facebook una serie di video contenenti critiche nei confronti del presidente del paese. Arrestato pochi giorni dopo, è stato picchiato e tenuto incatenato per alcune settimane. In carcere ha contratto la tubercolosi. Mahadine è stata trasferito nella prigione di Amsinene a N’Djamena la notte del 21 febbraio 2018. Questo ora gli permetterà di accedere a cure mediche migliori di cui ha bisogno, compreso il gonfiore alle gambe che si è sviluppato negli ultimi giorni della sua detenzione. La sua famiglia e i suoi figli sono stati in grado di fargli visita in prigione, ora che si trova in un luogo non troppo lontano. Se giudicato colpevole, rischia una condanna all'ergastolo)

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"Se non fosse stato per Amnesty International, non sarei qui a raccontare la mia storia!"

(Ibrahim Halawa, cittadino irlandese assolto in Egitto il 18 settembre 2017 da una lunga serie di reati connessi al terrorismo. Ha trascorso oltre quattro anni in carcere, buona parte dei quali trascorsi in isolamento)

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"Grazie mille. Vi sono davvero grata per il sostegno che avete dato al mio Mateo. Continuiamo a lottare contro questa iniqua e inumana separazione delle famiglie. La vinceremo solo quando José sarà libero!"

(Olivia, madre di Mateo, finalmente riuniti. Nel novembre 2017 José e suo figlio Mateo, fuggiti dalla violenza di El Salvador, erano entrati alla frontiera statunitense e avevano chiesto asilo. Erano stati immediatamente separati. La madre, Olivia, successivamente entrata negli Usa, ha potuto riavere il figlio in custodia il 9 febbraio 2018)

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"Hanno fatto di tutto per spaventarmi. Se la sono presa persino con le mie due figlie e ho dovuto mandarle all'estero. A volte bisogna pagare un prezzo insopportabile per le cose in cui credi. Ma le azioni dei soci di Amnesty International mi hanno resa più coraggiosa e più solida"

(Asma Jahangir, avvocata per i diritti umani del Pakistan e per tre volte relatrice speciale delle Nazioni Unite su questioni di diritti umani, deceduta l'11 febbraio 2018)

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"Non so come esprimere con le parole la mia gratitudine per tutte le persone che, firmando la petizione di Amnesty International, hanno sostenuto Ahmad. Il loro sostegno è strabiliante. Siete fantastici!"

(Nadia, moglie di Ahmed H. cittadino siriano condannato in primo grado da un tribunale dell'Ungheria a 10 anni di carcere per l'inesistente reato di terrorismo. Il 16 settembre 2015, all'indomani della chiusura del confine meridionale, scoppiarono disordini di massa nel corso dei quali molti rifugiati vennero respinti, feriti e arrestati. Tra questi, Ahmed H.) 

 

Prigionieri di coscienza

Turchia - Il 20 marzo 2018 la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che ai giornalisti turchi Mehmet Altan e Şahin Alpay sono stati violati i diritti alla libertà, alla sicurezza e alla libertà d'espressione. Il 16 marzo, a seguito di una sentenza della Corte costituzionale di gennaio, un tribunale di Istanbul aveva ordinato il rilascio su cauzione di Şahin Alpay. Il 16 febbraio Mehmet Altan era stato condannato all'ergastolo per "aver tentato di sovvertire l'ordine costituzionale", sebbene avesse solo espresso le sue opinioni e nonostante la sentenza della Corte costituzionale avesse stabilito che i suoi diritti alla libertà, alla sicurezza e alla libertà d'espressione erano stati violati.

Guinea Equatoriale - Il 7 marzo 2017 è tornato in libertà il vignettista Ramón Esono Ebalé. Era stato arrestato il 16 settembre 2017 nella capitale Malabo con l'accusa di aver diretto un'organizzazione coinvolta nel riciclaggio di denaro sporco e nella contraffazione. Alla prima udienza del processo, oltre cinque mesi dopo, l'accusa si è rivelata inconsistente ed è stata ritirata.

 Uzbekistan - Il 22 febbraio 2018 Yufus Ruzimuradov - diventato il giornalista da più anni in prigione al mondo dopo che l'anno scorso era stato rilasciato un altro giornalista uzbeco, Muhammad Bekzhanov - è tornato in libertà dopo 19 anni di carcere. Nel 1999 era stato giudicato colpevole di "sedizione", al termine di un processo politico, per gli articoli pubblicati sul quotidiano "Erk" (Libertà), poi messo al bando.

 

Diritti dei minori

Nigeria - Il 21 marzo 2018 sono tornate in libertà 101 delle 110 studentesse rapite il 26 febbraio dal gruppo armato Boko haram. 

 

Pena di morte

Zimbabwe - Il 22 marzo 2018 il presidente Emmerson Mnangagwa ha disposto la commutazione all’ergastolo delle condanne a morte inflitte prima del 2008. 

 

Diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati

Usa - Il 24 marzo 2018 Arturo e la sua figlia 15enne Astrid, due nativi K'iche del Guatemala, sono stati rilasciati dalle autorità addette all'immigrazione dopo essere stati reclusi per 32 giorni. Entrati negli Usa nel 2015, erano stati arrestati il 20 febbraio 2018 per ingresso illegale. La famiglia continuerà a chiedere asilo politico negli Usa.

 

Diritti sessuali e riproduttivi

El Salvador - Il 13 marzo 2018 Maira Verónica Figueroa, 34 anni, è tornata in libertà a seguito della decisione di un tribunale di El Salvador di dimezzare la sua condanna. Nel 2003 era stata condannata a 30 anni di carcere per il reato di omicidio aggravato dopo aver dato alla luce un bambino nato morto. 

 

Diritto all'ambiente

Americhe - Il 4 marzo 2018 a San José, la capitale della Costa Rica, i rappresentanti di 24 dei 33 stati dei Caraibi e dell’America Latina hanno firmato il primo accordo giuridicamente vincolante per proteggere l’accesso ai diritti in materia di ambiente. L’accordo rappresenta l’attuazione del Principio 10 della Dichiarazione di Rio successiva al Vertice della terra del 1992. Si tratta di un importante passo avanti per garantire l’accesso alle informazioni, la partecipazione alle decisioni e la giustizia e per assicurare protezione alle tante, coraggiose persone che difendono l’ambiente e le popolazioni, soprattutto native, che ci vivono.