Gruppo Italia 124

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GRAZIE AMNESTY

"Il governo aveva paura che la Corte suprema gli si pronunciasse contro. Per questo hanno deciso di rilasciarmi prima. Ma temo che tra 10 giorni mi arresteranno nuovamente. Intanto, grazie e rimanete all'erta".

(Chandrashekhar Azad "Ravan", difensore dei diritti dei dalit e contestatore del sistema discriminatorio delle caste, rilasciato il 14 settembre 2018. Era stato arrestato nel novembre 2017 nello stato dell'Uttar Pradesh e da allora detenuto senza accusa né processo, sulla base dell'Atto sulla sicurezza nazionale. Oltre 160.000 indiani avevano sottoscritto la petizione di Amnesty International per chiedere il suo rilascio)

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"Grazie per quanto vi siete prodigati in mio favore e per il lavoro che svolgete per proteggere i diritti umani e le libertà nel mondo!"

(Neemat Dawoud, oppositore curdo-siriano rilasciato il 28 aprile 2018 dopo essere stato trattenuto per due settimane dalle forze di sicurezza dell'Amministrazione autonoma curda in Siria)

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"Grazie per il vostro sostegno, per i vostri messaggi di solidarietà e per la vostra mobilitazione nel corso dei nostri due anni di carcere. Il vostro sostegno mi ha fatto sentire che non siamo soli nella nostra lotta per la giustizia in Mauritania!"

(Abdallahi Matallah Saleck, attivista del movimento antischiavista della Mauritania, rilasciato il 18 luglio 2018 insieme a Moussa Biram. I due attivisti erano stati arrestati il 29 giugno 2016 a Nouakchott, la capitale mauritana, a seguito di una protesta contro una serie di sgomberi forzati cui, peraltro, non avevano partecipato. Torturati nei primi giorni di detenzione segreta, il 23 novembre 2016 erano stati condannati a tre anni di carcere, uno dei quali sospeso, per incitamento alla rivolta e ribellione contro il governo. Amnesty International li aveva adottati come prigionieri di coscienza)

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"Vivere senza sapere dove sia la persona che ami ti riempie di dolore. Ogni giorno penso che tornerà o almeno che qualcuno mi venga a dire che l'hanno trovato. Soffro ogni volta che i miei figli mi chiedono dove sia papà, perché non ho una risposta. Temo che la vicenda di mio marito non sia stata presa sul serio dal governo. Desidero riconoscere il ruolo che Amnesty International sta avendo nel messere pressione sulle autorità affinché rilascino Itai. Voglio che la verità venga fuori. Devo poter rispondere ai miei figli. Sono ancora giovani. Loro devono sapere".

(Sheffra Dzamara, moglie di Itai Dzamara, giornalista dello Zimbabwe da tempo critico nei confronti delle autorità, scomparso il 9 marzo 2015 nella capitale Harare)

 

Prigionieri di coscienza

India - Chandrashekhar Azad "Ravan", attivista per i diritti dei dalit e contestatore del sistema discriminatorio delle caste, è stato rilasciato il 14 settembre 2018. Era stato arrestato nel novembre 2017 nello stato dell'Uttar Pradesh e da allora detenuto senza accusa né processo, sulla base dell'Atto sulla sicurezza nazionale. Oltre 160.000 indiani avevano sottoscritto la petizione di Amnesty International per chiedere il suo rilascio.

Egitto - Abdullah al-Fakharany, direttore del portale indipendente informativo Rassd, è stato rilasciato il 10 settembre 2018. Arrestato il 25 agosto 2013, era stato condannato all'ergastolo nell'aprile 2015 per aver "diffuso il caos" e "costituito un centro operazionale per guidare la Fratellanza musulmana a rovesciare il governo". In appello, l'8 maggio 2017, la condanna era stata ridotta a cinque anni. Compreso il periodo trascorso in detenzione preventiva, era terminata il 25 agosto 2018.

Congo - Paulin Makaya, presidente del partito di opposizione "Uniti per il Congo", è stato scarcerato il 14 settembre 2018, immediatamente dopo essere stato condannato a un anno di carcere per "complicità in evasione". Era stato arrestato il 23 novembre 2015 per aver preso parte a una manifestazione non autorizzata e condannato a due anni. In carcere era stato raggiunto dall'ulteriore accusa relativa a un'evasione dalla prigione centrale della capitale Brazzaville, nel dicembre 2016. 

Ruanda - Victoire Ingabire Umuhoza è tornata libera il 15 settembre 2018 beneficiando di un provvedimento di clemenza del presidente Paul Kagame che ha interessato 2140 prigionieri. La donna era stata arrestata nel 2010 e condannata a 10 anni di carcere, saliti a 15 in appello, per "terrorismo" e "tradimento", poco dopo essere tornata dall'esilio per candidarsi alle elezioni presidenziali.

 

Diritti sessuali e riproduttivi

India - Il 27 settembre la Corte suprema ha giudicato incostituzionale il “reato” di adulterio, cancellando così l’articolo 497 del codice penale, un vero e proprio lascito dell’età coloniale risalente a 158 anni fa. La norma abrogata prevedeva che un uomo che avesse avuto una relazione sessuale con la moglie di un altro uomo, senza il consenso o la connivenza di quest’ultimo, si sarebbe reso responsabile del reato penale di adulterio. Non faceva menzione dell’ipotesi contraria, ossia che a commettere adulterio fosse un marito.

 

Giustizia internazionale

Myanmar - Il 27 settembre 2018 il Consiglio Onu dei diritti umani ha approvato con 35 voti a favore, tre contrari e sette astensioni una risoluzione che chiede la creazione di un meccanismo per raccogliere e conservare le prove delle atrocità commesse in Myanmar nei confronti dei rohingya nello stato di Rakhine e di altre minoranze negli stati di Kachin e Shan. In questo modo, il principale organismo delle Nazioni Unite sui diritti umani ha accolto una delle principali richieste di Amnesty International per cercare di ottenere giustizia per i gravi crimini di diritto internazionale commessi nello stato asiatico.