Gruppo Italia 124

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GRAZIE AMNESTY

 

"A volte ci chiediamo se i matti siamo noi o loro. Ma quando veniamo circondati dai meravigliosi attivisti di Amnesty International, concludiamo che stiamo lottando per una causa giusta. Amnesty International ci appare una intera nuova famiglia per noi, una famiglia che ci sostiene e che ci ricorda che non siamo solo dei pazzi!"

(Un attivista di Lucha, Lotta per il cambiamento, un movimento della società civile della Repubblica Democratica del Congo di cui due attivisti in carcere e in attesa del processo sono stati inseriti nella maratona Write for rights 2015)

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"La Maratona Write for rights è una delle più importanti campagne del mondo e, dato che non viviamo esattamente in un mondo perfetto, dovrebbe e deve andare avanti. È meravigliosa. Sono davvero commosso e ringrazio dal profondo del cuore ogni singola persona, donna uomo o altro, che ha scritto anche solo mezza riga e ha contribuito alla campagna. Grazie, Amnesty, per portare luce nell'oscurità!".

(Costas, un ragazzo greco che nell'agosto 2014 venne picchiato insieme al suo compagno, un rifugiato, nel centro della capitale Atene. Amnesty International continua a chiedere che gli autori di quell'attacco omofobico e razzista vengano identificati e processati)

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"Desidero ringraziare le migliaia di persone di ogni parte del mondo che, attraverso Amnesty International, mi hanno scritto o magari hanno anche solo rivolto un pensiero a me e Yves, il mio compagno di sventura. Non riuscirò mai a ringraziarvi abbastanza per la vostra azione disinteressata e quotidiana per noi e per tutti quelli che, nel mondo, si trovano nella nostra stessa situazione. La vostra azione ci ha certamente salvato da una situazione in cui avremmo potuto morire. Grazie per la vostra intensa campagna".

(Fred Bauma, 26 anni, attivista per i diritti umani della Repubblica Democratica del Congo e cofondatore del movimento della società civile "Lucha", Lotta per il cambiamento. Insieme a Yves Makwambala, 34 anni, è stato arrestato nella capitale Kinshasa il 15 marzo 2015 al termine di una conferenza stampa. I due attivisti sono tuttora in attesa del processo)

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"Le vostre lettere non mi hanno fatto sentire sola, mi hanno fatto incredibilmente bene. Sì, ora non solo sola. Ora sento di avere un sostegno concreto. Sono infinitamente grata agli attivisti della maratona Write for rights. Ciò che fanno è la migliore cosa possibile, aiutare chi sta subendo le ingiustizie. Questi gesti meravigliosi mi riempiono di orgoglio".

(Yecenia Armenta Graciano, dal luglio 2012 in una prigione del Messico dopo aver confessato, sotto tortura, di aver ucciso il marito. Continua a chiedere giustizia per le torture subite durante la detenzione)

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"Vorrei ringraziare Amnesty International Burkina Faso per il lavoro che facciamo insieme ogni giorno e per avermi dato la possibilità di partecipare a questo speaking tour. Voglio ringraziare Amnesty International Italia per avermi accolta qui e per avermi dato la possibilità di parlare a così tante persone, ma soprattutto voglio ringraziare voi attivisti per essere così numerosi stasera. Non ho mai visto tanti attivisti tutti insieme durante questo tour, così interessati ad ascoltare le mie parole sul dramma delle spose bambine nel mio paese."

(Hortence Lougué, attivista per i diritti delle donne in Burkina Faso, esponente dell'Association d'appui et d'eveil PUGSADA, durante l'incontro del 4 marzo 2016 con gli attivisti di Amnesty International Lazio) 

 

Prigionieri di coscienza

Azerbaigian - Il 19 aprile 2016 Leyla e Arif Yunus, la coppia di noti dissidenti rilasciata per motivi di salute e già adottata da Amnesty International, sono arrivati in Olanda dove hanno riabbracciato la loro figlia Dinara, già rifugiata politica.

Myanmar - Il 17 aprile 2015 il direttore del quotidiano "Unità" Tint San e i quattro suoi giornalisti Lu Maw Naing, Yarzar Oo, Paing Thet Kyaw e Sithu Soe sono stati rilasciati a seguiti di una grazia presidenziale. I cinque operatori dell'informazione erano stati arrestati tra il 31 gennaio e il 1° febbraio 2014 a seguito della pubblicazione di un articolo su una presunta fabbrica segreta di armi chimiche. In primo grado erano stati condannati a 10 anni per "diffusione di segreti di stato", "ingresso in una zona limitata per motivi di sicurezza" e "riprese fotografiche in una zona limitata per motivi di sicurezza". In appello, la condanna era stata ridotta a sette anni. Amnesty International li aveva adottati come prigionieri di coscienza.

Myanmar - L'attivista studentesca Phyoe Phyoe Aung è stata rilasciata l'8 aprile 2016, insieme a un'altra decina di studenti in carcere. Phyoe Phyoe Aung era stata arrestata nel marzo 2015 durante una manifestazione pacifica indetta dagli studenti per protestare contro una riforma universitaria. Per i reati dei quali era imputata, rischiava fino a nove anni di carcere. Amnesty International aveva inserito il suo caso tra quelli della maratona Write for rigths 2015.

Indonesia - A seguito di un'azione urgente di Amnesty International, il prigioniero di coscienza moluccano Johan Teterissa ha ottenuto le cure mediche di cui necessitava a causa di una progressiva sofferenza a entrambe le gambe che gli impediva di camminare regolarmente. Teterissa sta scontando una condanna a 15 anni di carcere, inflittagli nel 2008 per aver preso parte a una protesta pacifica, durante una cerimonia ufficiale, durante la quale era stata innalzata la "Benang Raja", la bandiera simbolo dell'indipendenza delle isole Molucche, considerato reato dal codice penale indonesiano. Al termine della cerimonia, Teterissa e altri 21 attivisti moluccani avevano inscenato una danza tradizionale sotto gli occhi del presidente della repubblica.

Azerbaigian - Il 29 marzo 2016 è stato rilasciato Intigam Aliyev, avvocato per i diritti umani e prigioniero di coscienza di Amnesty International. Nell'aprile 2015, era stato  condannato a sette anni e mezzo di carcere a seguito delle false accuse di evasione fiscale, abuso di potere e attività imprenditoriali illecite. Ora restano in carcere altri sette prigionieri di coscienza.

 

Campagna "Più diritti più sicurezza"

Stati Uniti d'America - Il 16 aprile 2016 nove prigionieri di nazionalità yemenita sono stati rilasciati dal centro di detenzione di Guantánamo e trasferiti in Arabia Saudita. A Guantánamo restano altri 89 detenuti.

 

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate

Colombia - Il 7 aprile 2016 la Corte costituzionale ha approvato il matrimonio ugualitario, cinque mesi dopo aver dato via libera alle adozioni per le coppie omosessuali e cinque anni dopo aver stabilito che due persone del medesimo sesso costituiscono una famiglia. La Colombia è il 23esimo paese al mondo ad aver approvato il matrimonio ugualitario, il quarto nel Sudamerica.

Tunisia - Il 3 marzo 2016 sei persone condannate in primo grado a tre anni di prigione il 10 dicembre 2015 per "sodomia", sono tornate in libertà dopo che una corte d'appello ha ridotto la condanna a un mese (già scontato). In appello è stato anche annullato il divieto di risiedere nella città di Kairouan, dove i sei erano stati arrestati, nel corso di una festa, il 2 dicembre 2015. Amnesty International aveva lanciato un'azione urgente in loro favore.

 

Armi

Spagna - Il 7 aprile 2016 il parlamento spagnolo ha approvato una mozione che chiede al governo di annullare tutte le licenze relative al trasferimento di armi alle parti in conflitto in Yemen. 

 

Campagna "Stop alla tortura"

Filippine - Il 29 marzo 2016, per la prima volta dall'entrata in vigore della legge contro la tortura del 2009, un agente di polizia è stato condannato per tortura. La pena inflitta dal tribunale di Pampanga è di due anni e un mese, oltre a un risarcimento di circa 2000 euro. La vittima, Jerryme Corre, era stata fermata nel gennaio 2012 a un posto di blocco e portata in un centro di polizia dove era stata picchiata, sottoposta a scariche elettriche e minacciata di morte. Amnesty International aveva segnalato il suo caso in un rapporto del dicembre 2013, nell'ambito della campagna mondiale "Stop alla tortura".

 

Sparizioni

Messico - Il 10 marzo 2016 cinque soldati della Marina militare sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di aver preso parte alla sparizione forzata di Armando del Bosque Villareal, un uomo di 33 anni arrestato nell'agosto 2013 nello stato di Nuevo León e ritrovato morto due mesi dopo nei pressi di una base della Marina. Amnesty International aveva sollecitato a lungo l'incriminazione.