Gruppo Italia 124

Via S. Giovanni, 8 - 10073 Ciriè - apertura il giovedì dalle 17 alle 18,30

gr124@amnesty.it
 

 
HOME AZIONI URGENTI VIOLENZA DI GENERE SCUOLA COSA PUOI FARE TU EVENTI PUBBLICAZIONI RICERCHE BIBLIOTECA VIDEO CONTATTI

 

APPELLI: firma on-line www.amnesty.it/

 

GRAZIE AMNESTY

"Sono convinto che la pressione generata dagli appelli di Amnesty International abbia favorito il nostro rilascio!"

(L., un richiedente asilo siriano rilasciato il 20 maggio 2016, insieme ad altre 11 persone, dal centro di detenzione di Düziçi, nel sud della Turchia. Amnesty International aveva lanciato un'azione urgente in loro favore) 

*******

"Sono grata a ogni uomo e a ogni donna che hanno seguito il mio caso, tenendo accesa la candela sperando che io tornassi in libertà"

(María Teresa Rivera, 33 anni, di El Salvador, rilasciata il 20 maggio 2016 dopo una campagna di Amnesty International. Nel 2011 aveva avuto un aborto spontaneo ed era stata per questo condannata a 40 anni per "omicidio aggravato").

*******

È stato bellissimo ricevere il sostegno di così tante magnifiche persone. Sono impazzita di gioia quando, in carcere, ho saputo che Amnesty International stava svolgendo una campagna in mio favore!"

(Khadija Ismayilova, già prigioniera di coscienza di Amnesty International, scarcerata il 25 maggio 2016 quando, dopo 537 giorni in prigione, un tribunale ha commutato il resto della pena di sette anni e mezzo a un periodo di tre anni di libertà condizionata. Amnesty International continua a chiedere che sia prosciolta da ogni accusa).

*******

"Grazie ad Amnesty International e a tutte le persone che ne fanno parte. Sono libero grazie alla vostra solidarietà e continuo a sognare una nazione senza la tortura. Quando ricevevo le vostre lettere, mi sentivo forte e al sicuro. Continuate a essere solidali verso tutti i prigionieri di coscienza!"

(Mahmoud Mohamed Ahmed Hussein, attivista per i diritti umani dell'Egitto, rilasciato il 25 marzo 2016 dopo aver trascorso oltre due anni in carcere senza processo. Era stato arrestato il 25 gennaio 2014 semplicemente perché indossava una maglietta col logo della campagna "Per una nazione senza la tortura" e una bandana col logo della "rivoluzione del 25 gennaio" 2011).

 

Giustizia internazionale

Repubblica Democratica del Congo - Il 21 giugno 2016 la Corte penale internazionale ha condannato Jean-Pierre Bemba, già ex vicepresidente della Repubblica Democratica del Congo e poi leader di un gruppo armato operante nella Repubblica Centrafricana, a 18 anni di carcere per crimini di guerra. Tra il 2002 e 2003, in quanto comandante del Movimento per la liberazione del Congo, Bemba guidò le proprie milizie nella Repubblica Centrafricana, a sostegno dell’allora presidente Ange-Feliz Patasse, minacciato (e poi rovesciato) da un gruppo ribelle guidato da Francois Bozize.

Ciad - Il 30 maggio 2016, al termine di un processo iniziato il 20 luglio 2015, la Camera straordinaria africana - istituita nel 2012 dall’Unione africana nell’ambito del sistema giudiziario del Senagal – ha condannato l'ex presidente ciadiano Hissène Habré all’ergastolo per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e tortura tra il 1982 e il 1990Nel corso del processo è emerso come Habré avesse personalmente preso parte a stupri.

 

Pena di morte

Stati Uniti d'America - Dopo 19 anni trascorsi nel braccio della morte, il 15 giugno 2016 la Corte d'appello del Texas ha commutato in ergastolo la condanna alla pena capitale di José Martinez riconoscendone la disabilità mentale. Martinez era stato condannato a morte per aver ucciso, nel 1995, un'anziana donna e la sua nipote di quattro anni nel corso di una rapina.

 

Campagna "Stop alla tortura"

Giappone - Il 24 maggio 2016 il parlamento ha approvato una riforma dell'ordinamento penale che prevede l'obbligo di registrare gli interrogatori dei detenuti per evitare abusi e impedire alla polizia di estorcere "confessioni" tramite maltrattamenti e torture.

Messico - Il 7 giugno 2016, dopo quasi quattro mesi di prigionia, un tribunale dello stato di Sinaloa ha disposto la scarcerazione di Yecenia Armento Graciano. La donna, madre di due figli, era stata arbitrariamente arrestata dalla polizia investigativa dello stato di Sinaloa il 10 luglio 2012, picchiata, quasi asfissiata e violentata nel corso di 15 ore di torture fino a quando era stata costretta a "confessare" il coinvolgimento nell'omicidio del marito.

Iraq - Replicando a un comunicato stampa di Amnesty International in cui si denunciavano le terribili condizioni del centro di detenzione di Ameriyat al-Fallujah, il 6 maggio 2016 il governatore della provincia di Anbar e il primo ministro Haidar al-Abadi hanno espresso l'impegno a risolvere la situazione. Dopo pochi giorni, Amnesty International ha potuto verificare che le condizioni di prigionia erano in parte migliorate e che alcuni dei detenuti erano stati scarcerati.

Federazione Russa - Il 12 maggio 2016 un tribunale ha ordinato il rilascio di Dmitry Vorobyovsky, un attivista di Voronezh che il 6 maggio era stato trasferito in un ospedale psichiatrico per essere sottoposto a trattamento coatto.

 

Prigionieri di coscienza

Bahrein - Il 31 maggio 2016 Zainab al-Khawaja, la più nota attivista per i diritti umani del Bahrein, ha lasciato il carcere dove era detenuta, insieme al figlio di 17 mesi, per aver strappato una foto del re. Amnesty International aveva lanciato un appello mondiale per il suo rilascio.

 

Diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati

Turchia - Il 20 maggio 2016 12 siriani arrestati dalle autorità turche e trasferiti nel centro di detenzione di Düziçi, nel Sud della Turchia, sono stati rilasciati: una famiglia di cinque persone, una donna e i suoi quattro bambini, ha fatto ritorno volontario in Siria; ad altri cinque è stato fornito un permesso di viaggio verso la provincia di Bursa, dove potranno chiedere protezione temporanea; altri due ex detenuti si trovano a Istanbul e in Libano. Amnesty International aveva lanciato un'azione urgente in loro favore. 

 

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate

Norvegia - Il 6 giugno 2016, a seguito di una campagna di Amnesty International e delle organizzazioni locali per i diritti delle persone Lgbti, il parlamento ha approvato la legge sul riconoscimento giuridico del genere che consentirà alle persone transgender di chiedere il riconoscimento giuridico del loro genere attraverso una procedura rapida, accessibile e trasparente. La legge, inoltre, consentirà alle persone di determinare autonomamente il loro genere senza dover ricorrere a procedure e trattamenti obbligatori e discriminatori.

 

Armi

Stati Uniti d'America - Il 30 maggio 2016, a seguito di un rapporto di Amnesty International sulle conseguenze per la popolazione civile dello Yemen derivanti dall'uso di bombe a grappolo da parte della coalizione a guida saudita, il dipartimento della Difesa ha sospeso i trasferimenti all'Arabia Saudita di quel genere di armi, il cui uso è vietato dal diritto internazionale.

 

Campagna "My body my rights"

Irlanda - Il 9 giugno 2016 il Comitato sui diritti umani delle Nazioni Unite ha concluso che la legge che vieta e criminalizza l'aborto ha violato i diritti umani di una donna cui, nel 2011, era stato negato di abortire nonostante una diagnosi di malformazione fetale mortale.