Gruppo Italia 124

Via S. Giovanni, 8 - 10073 Ciriè - apertura il giovedì dalle 17 alle 18,30

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GRAZIE AMNESTY

"Per scrivere la risposta perfetta ci voleva troppo tempo rispetto a quello che avevo immaginato, così mi sono rassegnata a farlo col cuore!
Ho trascorso gli ultimi tre anni parlando da sorella spezzata, chiedendo a tutti di non dimenticare. Poi ho capito che il ruolo doveva cambiare: alcune porte si sono aperte, ma sono arrivate anche minacce.
La morte di mio fratello Nakiea e quello che ho fatto dopo sono diventate il sinonimo di una lotta più grande, una lotta in cui è difficile fermarsi.
Ma la dimensione di questa lotta non è affrontabile individualmente. Ecco in cosa voi di Amnesty International siete diventati i miei alleati.
Voi siete il modello di quel sostegno globale di cui ho bisogno per riscrivere la storia di Nakiea. Sono felice di ricevere il vostro sostegno, il vostro impegno e la vostra disponibilità. Avete reso sopportabile la mia lotta, ampliato conoscenza e consenso e dato una guida strategica.
Nakiea è diventato un simbolo globale del linguaggio universale della morte, del bisogno di cambiare le cose e del valore della comunità internazionale, della sua presenza e della sua pressione.
Non solo siete per me uno spazio sicuro e una spalla da gigante cui appoggiarmi ma avete anche contribuito a modificare quella artefatta percezione della Giamaica e dei nostri leader politici. Coloro che prendono le decisioni non riescono più a controllare la narrativa e stiamo contrastando la retorica della nostalgia che cercano di esportare.
Voi siete degli autentici eroi. Il vostro altruismo e la determinazione nel sostenere i diritti umani e la dignità nel mondo si rispecchiano nell'adesione che le vostre campagne ottengono e nei risultati positivi che riuscite a conseguire per gli oppressi e le vittime.
Potrei andare avanti ma sono certa di aver espresso l'essenza della mia gratitudine. Pertanto, vi scrivo che la pace sia con voi e vi chiedo di continuare a essere un faro del cambiamento e una luce nel nostro cammino. Sono felice per la prospettiva di lavorare insieme, perché il meglio deve ancora arrivare"

Shakelia, spezzata ma non distrutta"

(Shakelia Jackson, il cui fratello Nakiea è stato ucciso dalla polizia della Giamaica nel 2004. Da allora lotta perché gli autori di questo omicidio siano processati e condannati. Amnesty International ha lanciato un appello speciale nel corso della maratona Write for Rights 2017)

 

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"Ringrazio tutti per il sostegno e ringrazio voi per il vostro aiuto. Chiedo di firmare l'appello [per mio marito]. Credo che tutto il vostro sostegno e il vostro aiuto facciano la differenza".

(Vida Merhannia, moglie di Ahmadreza Djalali, ricercatore iraniano condannato a morte per l'inesistente reato di spionaggio. Amnesty International ha lanciato una campagna mondiale per chiedere l'annullamento della condanna)

 

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"Andavo all'ufficio dove consegnavano la posta e tornavo in cella carico di lettere: ne ricevevo decine e decine da posti diversi. Gli altri detenuti mi chiedevano se stessi consegnando la posta per l'intera sezione e io rispondevo 'No, queste sono solo per me!'. Gli altri erano sbalorditi e avrebbero voluto ricevere la stessa quantità di lettere. Sono quelle lettere che mi hanno aiutato a sopravvivere nei momenti più difficili e a tenere viva la speranza!"

(Aleksei Sokolov, difensore dei diritti umani della Russia. Nel 2009 venne condannato per reati mai commessi. Grazie all'azione di Amnesty International, nel 2011 venne posto in libertà provvisoria. Ora, insieme ai suoi colleghi dell'Ong "Base legale", continua a occuparsi di diritti umani, in particolare della difesa dei diritti dei detenuti e del contrasto alla tortura nei luoghi di pena).

 

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"Voglio ringraziarvi perché grazie all'aiuto di Amnesty International sono riuscita a tornare oggi in Italia e la mia vita non è più in pericolo. Il sostegno di Amnesty International è stato anche fondamentale per mio marito, prosciolto in Francia e non più estradato".

(Alma Shalabayeva, moglie del dissidente del Kazakistan Mukhtar Ablyazov, incontrata da Amnesty International Italia il 16 novembre 2017). Il 28 maggio 2013 le e la figlia di sei anni vennero illegalmente espulse dall'Italia. Dopo una serie di appelli del Consiglio italiano dei rifugiati e di Amnesty International Italia, il 12 luglio dello stesso anno il governo revocò il provvedimento di espulsione).

 

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"Sono felice, non solo perché sono tornato libero ma perché alla fine la giustizia ha prevalso. Voglio esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che hanno lottato per la mia libertà e non mi hanno dimenticato. Le cartoline ricevute da ogni parte del mondo mi hanno permesso di rimanere col morale alto in tutti questi anni. Per questo, vi ringrazio!"

(Salidzhon Abdurakhmanov, giornalista, prigioniero di coscienza e difensore dei diritti umani dell'Uzbekistan, rilasciato il 4 ottobre 2017. Nel settembre 2008 era stato condannato a 10 anni di carcere per la pretestuosa accusa di possesso e spaccio di droga)

 

Difensori dei diritti umani

Israele / Territori palestinesi occupati - Il 7 dicembre 2017 Hasan Ghassan Ghaleb Safadi, difensore dei diritti umani palestinese e coordinatore stampa dell'Ong per i diritti dei detenuti "Addameer", è tornato in libertà dopo aver trascorso 586 giorni in detenzione amministrativa, senza accusa né processo. Arrestato il 1° maggio 2016 dopo aver preso parte, in Libano, a una conferenza sui diritti umani, il 10 giugno dello stesso anno era stato incriminato per "visita a un paese nemico" e rilasciato su cauzione. Mentre i genitori lo attendevano fuori dal carcere, era stato posto in detenzione amministrativa per sei mesi, poi rinnovati per tre volte.

 

Pena di morte

Kenia - Il 14 dicembre 2017 la Corte suprema ha giudicato incostituzionale l'obbligatorietà della condanna a morte per i colpevoli di omicidio e rapina a mano armata, gli unici due reati per i quali è prevista la pena capitale. I giudici avranno d'ora in avanti il potere discrezionale d'infliggere o meno la massima pena prevista.

Tanzania - Il 9 dicembre 2017, in occasione dei festeggiamenti per il 56mo anniversario dell'indipendenza, il presidente John Magufuli ha graziato 61 condannati a morte, alcuni dei quali ultraottantenni e nel braccio della morte da decenni.

 

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate

Australia - Il 7 dicembre 2017 è entrata ufficialmente in vigore la legge sull'uguaglianza dei matrimoni.

 

Prigionieri di coscienza

Zimbabwe - Il 29 novembre 2017 il pastore Evan Mawarire, fondatore del movimento #Thisflag e promotore dal 2016 di proteste nonviolente contro la corruzione, la crisi economica e le violazioni dei diritti umani, è stato scagionato dalle accuse di “sovversione” e “offesa alla bandiera nazionale”. Mawarire era stato arrestato il 31 gennaio e rilasciato su cauzione in attesa del processo. 

 

Impunità

Argentina - Il 29 novembre 2017 è terminato il processo, durato cinque anni, nei confronti di 54 imputati per crimini commessi nei confronti di 789 vittime di violazioni dei diritti umani durante gli anni della dittatura, tutte morte dopo essere state sottoposte a sparizione forzata. Il processo si è chiuso con 48 condanne, 29 delle quali all'ergastolo