Gruppo Italia 124

Via S. Giovanni, 8 - 10073 Ciriè - apertura il giovedì dalle 17 alle 18,30

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GRAZIE AMNESTY

"Gentili signori,

vi scrivo per esprimere la mia gratitudine verso la vostra organizzazione. Ho apprezzato il vostro sostegno e il vostro calore nel periodo più oscuro e turbolento della mia vita. Sono le molte persone come voi che mi hanno tenuto in vita. Sono appena arrivato a Berlino e spero che mia moglie e i miei figli mi seguiranno presto. Ora mi sento al sicuro. Ma la vita che ho lasciato alle spalle, i miei amici e la mia famiglia mi mancano molto. Potrei non rivedere più la terra o la casa dove sono nato. Tutto questo è molto triste. Ma comunque sono felice. Almeno potrò vedere i miei figli crescere, ridere insieme a mia moglie, farmi nuovi amici. Molti dei miei vecchi amici non sono stati così fortunati e vivono ancora in quella stessa situazione di pericolo che ho vissuto io. Desidero che ognuno di loro possa trovare un rifugio sicuro. Vi prego di portare avanti il vostro ottimo lavoro. Grazie a tutti voi!"

(Zobaen Sondhi, blogger, laicista e attivista online del Bangladesh, costretto a lasciare il paese a causa delle minacce di morte ricevute da fondamentalisti religiosi)

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"Il 15 settembre è stato il giorno più bello della mia vita: finalmente sono ufficialmente la persona che ho sempre sentito di essere dentro di me. Ho informato gli amici, sono felicissimi per la nostra vittoria. Ho anche ricevuto messaggi, grosso modo 150, da persone del tutto sconosciute che si sono presi il tempo per scrivermi e per sostenermi nella lotta. A tutti voi e a tutti loro, grazie! I vostri messaggi mi hanno colpito nel profondo del cuore e mi hanno commosso tantissimo. Continuerò a sostenere le battaglie di Amnesty International e chissà, magari un giorno le nostre strade s'incroceranno. Vi auguro ogni bene. La signora Emilie Dumond, orgogliosa e felice!"

(Messaggio inviato ad Amnesty International da Emilie Dumont, una transgender della Francia. Il 15 settembre 2016 una corte d'appello ha riconosciuto legalmente il suo cambio di genere)

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"Esprimiamo la nostra immensa gratitudine verso tutte le persone di buona volontà che, da luoghi vicini e lontani, hanno combattuto insieme a noi dopo il nostro arresto. Ringraziamo in particolare gli attivisti di Amnesty International che continuano a stare dalla parte della giustizia nel nostro paese come in ogni altra parte del mondo. Ci siete stati vicini mentre stavamo camminando sul pericoloso sentiero dell'ingiustizia. Siete stati con noi, dal punto di vista morale e giuridico, e avete asciugato le lacrime dei nostri familiari".

(Amadou Moussa e Zekeria Namoro, prigionieri di coscienza del Togo rilasciati su cauzione il 22 settembre 2016. Erano stati arrestati il 1° aprile e accusati di "istigazione a commettere reati" per aver chiesto giustizia per l'uccisione di sette manifestanti e il ferimento di almeno altri 117 nel corso di una serie di proteste che avevano avuto luogo nella città di Mango, nel novembre 2015).

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"Sono emozionato, sono così felice di essere di nuovo con la mia famiglia, con la mia gente, dopo quasi nove mesi di ingiusta prigionia. Il più grande 'crimine' che ho commesso è di aver ottenuto la certificazione e il riconoscimento delle terre comunali di San Juan Atzingo e di essere riuscito a contrastare il disboscamento selvaggio che distrugge le nostre foreste. Abbiamo danneggiato interessi personali, economici e politici. Esprimo la mia sincera gratitudine agli attivisti di Amnesty International di tutto il mondo. Non ci sono parole per dirvi che vi ringrazio infinitamente. Spero che Dio continui a rendere così nobili i vostri cuori, così grandi da continuare a difendere le persone che soffrono come ho sofferto io, le persone che sono imprigionate come sono stato imprigionato io".

(Ildefonso Zamora, difensore dei diritti umani e ambientalista del Messico rilasciato il 13 agosto 2016. Era stato arrestato il 20 novembre 2015 e falsamente accusato di reati di criminalità comune. Amnesty International lo aveva adottato come prigioniero di coscienza)  

 

Donne

Irlanda -  Il 30 novembre il Ministro della Salute irlandese Simon Harris ha dichiarato che il governo risarcirà Amanda Mellet per i danni a lei causati dalla legislazione, estremamente restrittiva, in materia di aborto.

Nel 2011, durante la gravidanza ad Amanda Mellet venne diagnosticata una malformazione letale del feto. Poiché la legge le impediva di abortire, per interrompere la gravidanza fu costretta a recarsi nel Regno Unito.

Come riconosciuto anche dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti umani nel suo primo giudizio in materia, negandole la possibilità di abortire l’Irlanda sottopose Amanda Mallet a un’”intensa sofferenza fisica e mentale”, equivalente a un trattamento crudele inumano e degradante e violò al contempo il suo diritto alla riservatezza.

Ogni anno, per sfuggire alle maglie della legislazione che criminalizza l’interruzione di gravidanza, migliaia di donne residenti in Irlanda vanno ad abortire all’estero, ricorrono a interventi clandestini o si affidano a istruzioni fai-da-te rimediate su Internet.

 

Schiavitù

Mauritania - Venerdì 18 novembre una corte d’appello della Mauritania ha assolto e rilasciato tre attivisti di Ira-Mauritania (Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista, una Ong che lotta contro la schiavitù nel paese dell’Africa nord-occidentale) e ha ridotto la pena nei confronti di altri sette attivisti, a loro volta rimessi in libertà in quanto avevano scontato in attesa del processo il periodo di carcere equivalente.

 

Prigionieri di coscienza

Repubblica popolare cinese - Il 27 ottobre 2016 la giornalista freelance Yuang Ying è stata rilasciata, asseritamente a seguito di "pressioni internazionali". Yuang Ying, che scrive per il portale "64 Tianwang" della città di Sichuan, era stata arrestata insieme ad altri colleghi poi subito rilasciati, il 6 settembre per aver reso nota una protesta organizzata di fronte a uno degli uffici del Partito comunista cinese poco prima dello svolgimento del Summit del G20. Amnesty International aveva lanciato un'azione urgente per la sua scarcerazione.