Gruppo Italia 124

Via S. Giovanni, 8 - 10073 Ciriè - apertura il giovedì dalle 17 alle 18,30

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GRAZIE AMNESTY

"Voi non ci conoscete e noi non vi conosciamo ma siete stati con noi sin dall'inizio e avete combattuto per la nostra liberazione. Quello che fa Amnesty International non lo fanno neanche i nostri familiari. Vi saremo grati per sempre. Ci avete dato la forza di andare avanti ogni giorno senza arrenderci. Non è facile ma ce la stiamo facendo. Che Dio vi benefica e continui ad assistervi in tutto ciò che fate. Grazie per ogni cosa!"

(Azah Levis Gob, condannato a 10 anni di carcere in Camerun, insieme a Fomusoh Ivo Feh e Afu Nivelle Nfor per aver condiviso via sms un testo ironico sul gruppo armato Boko haram)

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"Amnesty, grazie per farci rispecchiare nell'umanità, per mostrarci che possiamo essere più dolci, più compassionevoli e capaci di amare di quanto ritenevamo possibile. Ci ricordate costantemente questa verità, una verità per la quale dobbiamo batterci, uniti, per reclamare i diritti che sono nostri".

(Alicia Keys, premio Ambasciatrice della coscienza 2017 di Amnesty International, al momento della consegna del riconoscimento)

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Vogliamo giustizia! Vogliamo giustizia! Vogliamo giustizia! Amnesty International continua a parlare del caso di mio fratello e sta facendo tanto. Ha fatto sapere al mondo che mio fratello è uno scomparso. Un grande grazie da parte mia!"

(Adama Manneh, sorella di Ebrima, un giornalista indipendente del Gambia che risulta scomparso dal luglio 2006)

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"Quando eravamo in carcere è stato molto importante per noi, anche psicologicamente, sapere che così tante persone di Amnesty International chiedevano il nostro rilascio".

(Arif Yunus, marito di Leyla ed ex prigioniero di coscienza dell'Azerbaigian. Rilasciato alla fine del 2015 per motivi di salute dopo che nel mese di agosto era stato condannato a sette anni per "evasione fiscale", vive con la moglie in Olanda, entrambi rifugiati politici. I coniugi Yunus sono stati ospiti della XXXII Assemblea generale di Amnesty International Italia, svoltasi a Palermo dal 23 al 25 aprile 2017)

 

Diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei rifugiati

Ungheria - Il 16 giugno 2017 una corte d'appello ha annullato, disponendo un nuovo processo, la condanna a 10 anni inflitta in primo grado a un cittadino siriano, noto come Ahmed H., per "atti di terrorismo". Nel 2015, nel corso di scontri tra richiedenti asilo e polizia al confine tra Serbia e Ungheria, Ahmed H. si era limitato a lanciare dei sassi ma nei suoi confronti era stata applicata la nuova legge anti-terrorismo.

 

Prigionieri di coscienza

Timor Leste - Il 1° giugno 2017 i giornalisti Raimundos Oki e Lourenco Vicente Martins sono stati assolti dall'accusa di "diffusione di notizie false a scopo diffamatorio" e "denuncia diffamatoria". Il 22 gennaio 2016 il primo ministro Rui Aria de Araujo li aveva denunciato per un articolo in cui avevano segnalato irregolarità in un appalto lanciato dal governo per un progetto di telecomunicazioni. Nei loro confronti la pubblica accusa aveva chiesto, rispettivamente, un anno di carcere e due anni con sospensione della pena. Amnesty International aveva lanciato un'azione urgente in loro favore.

Arabia Saudita - Il 7 giugno 2017 l'attivista per i diritti delle donne Loujain al-Hathloul è stata rimessa in libertà dopo tre giorni di detenzione. Al-Hathloul ha promosso numerose iniziative per sfidare il divieto di guida per le donne in vigore nel paese.

 

Diritti sessuali e riproduttivi

Irlanda - Il 13 giugno 2017 il Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite ha dato ragione a Siobhán Whelan, una cittadina irlandese che nel 2010 era stata costretta a recarsi nel Regno Unito per abortire dato che il bando quasi totale in vigore nel suo paese glielo avrebbe impedito. Il Comitato ha giudicato che le leggi irlandesi in materia d’aborto hanno violato il diritto di Siobhán Whelan a non subire trattamenti crudeli inumani e degradanti e il suo diritto alla riservatezza. L’Irlanda ha sottoposto Siobhán Whelan a un “elevato livello di angoscia” e la criminalizzazione dell’aborto ha attirato su di lei vergogna e stigma. Il Comitato ha infine ammonito l’Irlanda a modificare la legislazione, per evitare casi del genere.

 

Conflitti

Libia - Il 7 giugno 2017, dopo 48 giorni di prigionia, è stato liberato Salem Mohamed Beltelman, docente di Ingegneria marittima presso l'Università di Tripoli. Era stato rapito il 20 aprile da una milizia mentre si stava recando al lavoro.

 

Diritti economici, sociali e culturali

Kenia - Il 26 maggio 2017 la Corte africana dei diritti umani e dei popoli ha stabilito che il governo del Kenya ha violato i diritti della comunità Ogiek quando li sgomberò dalle loro terre. La sentenza afferma in maniera vincolante il diritto degli Ogiek di vivere liberamente nelle loro terre ancestrali. Gli Ogiek sono un popolo di cacciatori che vive nelle foreste di Mau e del Monte Elgon. Il governo keniano li ha ripetutamente sottoposti a sgomberi con la scusa della preservazione dell'ambiente naturale, che in realtà nessuno meglio di loro avrebbe preservato.

 

Libertà di movimento

Tunisia - Accogliendo una richiesta di Amnesty International, presentata anche durante una serie di incontri con le autorità, il 23 maggio 2017 il parlamento tunisino ha approvato una serie di emendamenti migliorativi alla legge sui passaporti del 1975. In particolare, le decisioni di imporre divieti di viaggio o di ritirare il passaporto dovranno essere motivate e i loro destinatari dovranno essere informati tempestivamente e poter fare ricorso. La durata massima dei divieto scenderà da cinque anni a 14 mesi.