Gruppo Italia 124

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BUONE NOTIZIE

Prigionieri di coscienza

Myanmar - Il 7 maggio 2019 Wa Lone e Kyaw Soe Oo, i due giornalisti della Reuters che avevano indagato sui crimini contro l’umanità commessi contro la minoranza rohingya, hanno ottenuto l’amnistia e sono stati rilasciati. Erano stati arrestati il 12 dicembre 2017 con l’accusa di aver violato la Legge sui segreti di stato e condannati a sette anni di carcere.

Somaliland - Il 25 febbraio 2019 il poeta e prigioniero di coscienza Abdirahman Ibrahim Adan, alias Abdirahman Abees, è stato rilasciato dopo una serie di appelli di Amnesty International. Era stato arrestato il 12 gennaio dopo aver declamato una poesia in cui denunciava violazioni dei diritti umani tra cui la brutalità della polizia e il trattamento degradante dei prigionieri. 

 

Pena di morte

Nigeria - Il 27 aprile 2019 il governatore dello stato di Lagos ha annullato 20 condanne a morte, commutandone sei in ergastolo e disponendo il rilascio di 14 prigionieri che avevano trascorso almeno 20 anni in carcere.

Stati Uniti d'America - Il 9 maggio 2019 il nuovo governatore della California, Gavis Newsom, ha annunciato la sospensione delle pene capitali per tutto il periodo del proprio mandato, che scadrà nel 2023.

 

GRAZIE AMNESTY

“Ho ricevuto la notizia che AI ufficialmente ha dato il patrocinio al mio documentario. Grazie per la fiducia e grazie per il riconoscimento del mio lavoro. Il momento più bello e gratificante che ogni regista sogna è quello in cui il suo lavoro viene apprezzato, in particolare proprio perché questo apprezzamento arriva da un’organizzazione come Amnesty International. Sono davvero grato ad Amnesty International per aver riconosciuto il lavoro del mio gruppo!”

(Wajahat Abbas Kazmi, attivista per i diritti delle persone Lgbti, autore del documentario “Allah loves equality”)

 

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"Sono sempre riconoscente ad Amnesty International Italia per l'importante azione in favore dei diritti umani che svolge nel mio paese e per essere vicina ai militanti della lotta contro la schiavitù"

(Biram Dah Abeid, leader del movimento antischiavista della Mauritania, già prigioniero di coscienza adottato da Amnesty International)

 

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"Il mio cuore è pieno di gratitudine. Così tanto che piango dal sollievo e dalla gioia. Sono grato specialmente a tutte le persone che hanno sostenuto Hakeem da ogni parte del mondo. Finalmente questo incubo è finito e sono felice di vedervi tutti felici in questo momento. Voglio ringraziare il governo australiano, Amnesty International, Human Rights Watch, Lawyers, Craig, Andrew, Sarah, la squadra di calcio Pascoe Vale Club, GIDHR, Sayed, tutti i giornalisti, il popolo australiano, gli amici e i familiari e tutti coloro che ci hanno sostenuto. Il vostro sostegno è stato grande. Vi voglio bene e vi ringrazio dal profondo del cuore. Ben fatto. Abbiamo vinto!"

(La moglie di Hakeem al-Araibi, ex calciatore della nazionale del Bahrein e rifugiato in Australia, dopo che una campagna mondiale ha spinto il governo della Thailandia a non accogliere la richiesta di estradizione del Bahrein. Al-Araibi, condannato in contumacia per un reato mai commesso, era stato arrestato durante il viaggio di nozze in Thailandia alla fine del novembre 2018).

 

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"Grazie, Amnesty! Grazie a tutte le persone unite da questa organizzazione e a coloro che la sostengono! Grazie a chi ha scritto lettere in mio favore, a prescindere da come è venuto a conoscenza della mia situazione. Non so quante lettere sono arrivate all'Ordine degli avvocati della Russia. Temo che non sarò mai in grado di ringraziare una per una le persone che mi hanno scritto. Mi sono sentito parte di qualcosa di grande e importante, profondo e diffuso dal Canada all'Australia! Davvero, è incredibile come da un oceano all'altro ci si impegni in difesa dei diritti umani. Parliamo lingue diverse ma facciamo lo stesso lavoro. E anche se voi non subite lo stesso oscurantismo che subiamo noi, il lavoro è uguale. Davvero fantastico!"

(Mikhail Benyash, avvocato della Russia. Il 12 dicembre 2018 è stato prosciolto da una prima accusa ("ostacolo al corso della giustizia") ma deve rispondere ancora di "uso della violenza contro un agente della polizia", per cui rischia fino a cinque anni di carcere)

 

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"Ringrazio e saluto caramente tutti i sostenitori di Amnesty International per la campagna svolta in mio favore. Ho condiviso le lettere di solidarietà con tutti gli altri prigionieri di coscienza delle Molucche che, in carcere a distanza di migliaia di chilometri dalle loro famiglie".

(Johan Tererissa, insegnante e prigioniero di coscienza dell'Indonesia, rilasciato il 25 dicembre 2018. Stava scontando una condanna a 15 anni di carcere, ridotta dopo che in primo grado era stato condannato all'ergastolo, emessa il 4 aprile 1988 per "ribellione" per aver inscenato una danza tradizionale e sventolato la bandiera indipendentista delle isole Molucche in occasione di una visita nell'arcipelago del presidente indonesiano).