Gruppo Italia 124

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GRAZIE AMNESTY

 

"Sono trascorsi ormai sei mesi dalla sparizione del nostro Giulio. Siamo qui a chiedere sempre più forte verità e giustizia. Grazie a tutti coloro che hanno organizzato la fiaccolata e a tutti coloro che adesso sono a Roma, in quella bellissima piazza. Grazie per tenere accesa l'attenzione su Giulio e grazie perché lo ricordate sempre. Sempre e ancora giallo per Giulio! Anche noi abbiamo acceso delle piccole fiaccole a casa nostra..."

(Messaggio di Paola e Claudio Regeni alla fiaccolata organizzata a Roma da Amnesty International Italia, Antigone e Coalizione italiana libertà e diritti in occasione del sesto mese dalla scomparsa al Cairo del loro figlio Giulio)

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 "Desidero ringraziare tutte le persone che hanno condiviso la mia lotta. Grazie per difendermi, grazie per far sì che la mia voce sia ascoltata. Sono felice di non sentirmi sola!"

(Belén, una ragazza argentina condannata, nel 2014, a otto anni di carcere per omicidio dopo aver avuto un aborto spontaneo)

 

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“Ciao!

Sono nato in un villaggio circondato da montagne dalle cime innevate, da foreste e valli profonde e ventose. Si potrebbe dire che uno dei luoghi più belli del mondo sia proprio il mio villaggio, Vasneh [nei pressi della città di Marivan, nella provincia del Kurdistan iraniano].

Sono cresciuto nel Kurdistan imparando una lingua che possiede alcuni dei suoni più antichi del mondo. Oggi, purtroppo, non è possibile parlarla liberamente ed è impossibile vivere in questa terra.

Qui, i bambini apprendono la povertà, l’ingiustizia e la morte prima d’imparare a giocare e a divertirsi giocando. Invece che coi giocattoli, familiarizziamo con le mine anti-persona, gli ordigni inesplosi e i colpi di artiglieria.

Quando sei giovane, se non accetti questa situazione e protesti ti attende la prigione. Puoi scegliere se lasciare la tua terra e la sua eredità millenaria e diventare un vagabondo senza una patria in questo mondo o restare e lottare per i diritti della tua gente. Non c’è una terza opzione.

Come molti altri bambini, a causa della povertà e della mancanza di scuole di secondo grado nel mio villaggio, non ho potuto andare oltre la quinta elementare.

Ho visto l’oppressione, l’indigenza e la discriminazione nella mia terra natia. Spinto dall’entusiasmo giovanile, ho lasciato la mia famiglia, la mia casa e il mio villaggio per combattere contro le ingiustizie.

Il 16 luglio 2011 eravamo sui monti Qandil [nella provincia dell’Azerbaigian occidentale] quando siamo stati circondati dalle Guardia rivoluzionarie. Hanno iniziato a bersagliarci con l’artiglieria pesante e con colpi di mortaio. I miei compagni sono stati uccisi, io sono stato catturato.

In carcere, mi hanno interrogato e torturato. Poi mi hanno condannato a morte. Ogni singolo momento degli ultimi anni e tutto ciò che mi è capitato contengono così tante storie che non riesco a raccontarle tutte in questa lettera.

Il 18 febbraio 2015 io e alcuni compagni di prigionia siamo stati portati fuori dal braccio della morte: tre di loro sono stati impiccati. Io e gli altri siamo stati messi in isolamento. Per quattro mesi non abbiamo potuto fare telefonate né ricevere visite o notizie dall’esterno. Per quattro mesi, abbiamo vissuto con l’ombra della forca che penzolava sopra le nostre teste aspettando l’esecuzione da un momento all’altro.

Pensate, la mia famiglia era arrivata a credere che mi avessero già messo a morte e aveva persino celebrato il mio funerale. Quando ho avuto il permesso di telefonargli, non volevano credere alle loro orecchie!  Per loro è stato uno shock completo.

Anche se non ho ricevuto le vostre lettere, poiché qui non le fanno entrare, sono stato informato dei vostri messaggi di solidarietà e dolcezza. Vogliono dire che non sono solo, che oltre ai miei amici e ai miei compagni di cella nel mondo esistono persone che hanno cuore e che stanno dalla mia parte.

Questo mi dà la speranza e la forza per vivere la mia vita e continuare a lottare, costi quel che costi. Non importa dove mi trovi ora e dove siate voi. Quello che veramente conta è essere insieme e non sentirmi solo.

Ciò che fanno persone deliziose come voi rappresenta l’esperienza della solidarietà in azione.

Io spero che tutti i vostri giorni e tutte le vostre notti siano pieni di gioia e felicità.

Vi stringo forte la mano e m’inchino di fronte alla vostra onorevole dolcezza.

Vi auguro tutto il meglio,

Saman Naseem, luglio 2016, prigione centrale di Urmia, Iran”

(Samar Naseem, condannato a morte in Iran. Nel febbraio 2015 Saman Naseem avrebbe dovuto essere impiccato per un omicidio commesso a 17 anni. Gli appelli di Amnesty International lo hanno salvato una prima volta dall’esecuzione ma il rischio che il nuovo processo che gli è stato concesso sia irregolare quanto il primo e che, come il primo, termini con una condanna a morte resta elevato)

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"Finalmente sono in Messico, dopo essere stato illegalmente trattenuto dal governo dell'Honduras perché ero stato l'unico testimone dell'omicidio di Berta Caceres. I suoi assassini hanno tentato di uccidere anche me, ma sono sopravvissuto. Sappiamo che gli attacchi contro i difensori dei diritti umani sono in aumento, ma non smetteremo di lottare per un mondo nel quale vi sia posto per tutti. Se c'è qualcosa che mi ha dato fiducia e certezza quando ero detenuto illegalmente, è stato sapere che migliaia di sostenitori di Amnesty International nel mondo tenevano gli occhi aperti sull'Honduras. E' stato impressionante avvertire la forza e il sostegno di Amnesty International. Grazie per avermi liberato!"

(Gustavo Castro Soto, attivista del Messico, rilasciato dopo essere stato detenuto illegalmente per 29 giorni in Honduras. Aveva assistito all'omicidio della difensora dei diritti ambientali Berta Caceres, avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2016. Amnesty International aveva lanciato un'azione urgente in suo favore)

 

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"Vi confermo che sono stato scarcerato e che sono tornato a casa. Grazie a tutti voi che avete espresso preoccupazione per me e per i miei familiari!"

(Messaggio video di Zhang Kai, un avvocato per i diritti umani della Repubblica popolare cinese rilasciato il 23 marzo 2016 dopo sette mesi di prigionia. Era stato arrestato in una chiesa della provincia dello Zhejiang il 25 agosto 2015 a causa della sua campagna contro la demolizione delle chiese cattoliche e la rimozione dei crocifissi, avviata dalle autorità alla fine del 2013 e che aveva causato la distruzione di numerose chiese e la rimozione di oltre 1500 crocifissi. Amnesty International lo aveva adottato come prigioniero di coscienza)

 

Prigionieri di coscienza

Angola - Il 13 luglio 2016 l'avvocato per i diritti umani Arao Bula Tempo è stato prosciolto dalle accuse di ribellione e cospirazione con potenze straniere contro la sicurezza dello stato. Era stato arrestato il 14 marzo 2015 e rimesso in libertà condizionata due mesi dopo in attesa del processo. Amnesty International lo aveva adottato come "prigioniero di coscienza" chiedendo il suo proscioglimento.

Algeria- Il 5 luglio 2016 sei manifestanti condannati nel dicembre 2015 a un anno di carcere sono tornati in libertà a seguito di una grazia presidenziale. I sei uomini erano stati condannati per "manifestazione non armata" e "offesa a pubblico ufficiale" a seguito di una manifestazione pacifica organizzata di fronte alla sede del governatorato di Tamanrasset per protestare contro i criteri di assegnazione degli alloggi.

Ucraina - Il 14 luglio 2016 la corte d'appello della regione di Ivano-Frankivsk ha annullato la condanna a tre anni e mezzo di carcere inflitta nel maggio 2015 a Ruslan Kotsaba. Arrestato nel febbraio 2015 per aver pubblicato un video-appello al governo ucraino per la fine del conflitto armato nell'est del paese e aver chiesto la fine della leva militare, Kotsaba era stato giudicato colpevole in primo grado di "ostacolo alle legittime attività delle forze armate ucraine".

Myanmar - U Gambira, uno dei più noti prigionieri di coscienza del paese, è stato rilasciato il 1° luglio 2016 al termine di una condanna a sei mesi per "ingresso illegale" e grazie al fatto che altre accuse nei suoi confronti sono state fatte decadere. Era stato arrestato il 19 gennaio, dopo essere rientrato dalla Thailandia, dove si era trasferito negli anni precedenti. Pur essendo cittadino di Myanmar, era stato incriminato per ingresso illegale nel paese. Le accuse annullate riguardavano il suo tentativo di riaprire dei monasteri chiusi dalle autorità nel 2007, durante la "rivoluzione zafferano", della quale U Gambira era stato uno dei promotori.

Repubblica Popolare Cinese - Cinque degli 11 attivisti arrestati alla vigilia delle commemorazioni per il 27esimo anniversario della strage di Tianamnen sono stati rilasciati tra il 21 e il 29 giugno 2016. Si tratta di Ma Qing, Xu Caihong, Ma Xinli, Liang Taiping e Li Wei, tutti arrestati per "aver provocato risse e disordini". Amnesty International aveva lanciato un'azione urgente per chiedere la loro scarcerazione.

Arabia Saudita - Il 7 aprile 2016 Mohammed Saleh al-Bajadi, membro fondatore dell'Associazione saudita per i diritti civili e politici, è stato rilasciato da un "centro di riabiitazione" per terroristi persone con "opinioni deviate", dopo che aveva terminato di scontare una condanna a quattro anni di carcere per reati di opinione, ossia l'aver preso parte a una manifestazione pacifica di parenti di prigionieri politici.

Impunità

El Salvador - Il 14 luglio 2016 la Corte suprema ha annullato per incostituzionalità la legge di amnistia del 1993. Nei successivi 23 anni, la legge ha impedito di fare luce sui crimini commessi durante il conflitto interno tra il 1980 e il 1992, quando oltre 75.000 persone furono torturate, uccise e fatte sparire.

 

Pena di morte

Guinea - Il 5 luglio 2016 il parlamento ha approvato il nuovo codice penale che non prevede più la pena di morte.

 

Campagna "Più diritti più sicurezza"

Stati Uniti d'America / Italia - L'11 luglio 2016 il governo italiano ha annunciato di aver accettato di accogliere in Italia un cittadino yemenita, Fayiz Ahmad Yahia Suleiman, detenuto a Guantánamo da 14 anni anni e mai formalmente incriminato. Nel centro di detenzione statunitense aperto nel 2002 restano ancora 78 detenuti.

 

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuale

Italia - Il 30 giugno 2016 la Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per violazione del diritto alla vita familiare. La condanna è arrivata in seguito alla decisione di negare il visto d'ingresso a un cittadino della Nuova Zelanda, impedendo in questo modo il suo ricongiungimento con il compagno, cittadino italiano.