Gruppo Italia 124

Via S. Giovanni, 8 - 10073 Ciriè - apertura il giovedì dalle 17 alle 18,30

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APPELLI: firma on-line www.amnesty.it/

 

Amnesty International cosa fa

Si oppone:

- alla pena di morte, alla tortura e ad ogni trattamento crudele, inumano e degradante;
- all’uso eccessivo della forza da parte della polizia;
- alla pratica delle “sparizioni” e delle “esecuzioni extragiudiziali”
- alla cattura di ostaggi, alle uccisioni arbitrarie e deliberate nei conflitti armati;
- al reclutamento dei bambini soldato;
- alle pratiche lesive dell’integrità fisica (ad esempio le mutilazioni genitali femminili) e mentali (ad esempio le situazioni degradanti di istituti psichiatrici);
- alle violazioni dei diritti umani nel contesto della “guerra al terrorismo”

Lavora:
- per la liberazione e l’assistenza dei prigionieri di coscienza, persone detenute a causa del loro credo politico, o religioso, oppure a causa della loro origine etnica, del loro sesso, colore, lingua purché, non abbiano promosso o usato violenza
- per promuovere i diritti economici, sociali e culturali delle comunità emarginate;
- per promuovere e organizzare percorsi di educazione e di sensibilizzazione sui Diritti Umani;
- per l’adozione di un trattato internazionale sul commercio delle armi;
- consolidare il sistema di giustizia penale internazionale, sostenendo in modo particolare la Corte penale internazionale e la giurisdizione universale;
- per eliminare le discriminazioni nel settore della giustizia in modo particolare a riguardo delle minoranze etniche e religiose e nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali;
- per promuovere i diritti economici, sociali e culturali;
- per evidenziare i principi dei diritti umani nelle privatizzazioni, negli investimenti e negli accordi commerciali.
 
Assiste:
- i rifugiati che cercano asilo e sono a rischio di essere rimpatriati dove potrebbero subire gravi violazioni e abusi.

Denuncia:
- i governi che mostrano complicità o accondiscendenza verso i gruppi politici armati.

Sollecita:
- procedure giudiziarie eque e rapide per i prigionieri politici;
- i governi di rendere reato lo stupro e di ratificare la “Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne”;

 

C’è ancora molto da fare

Dal Rapporto Annuale 2017 -2018

Diritti umani in pericolo: le nostre sfide

La battaglia per i diritti umani non è mai vinta definitivamente, in nessun luogo e in nessun momento storico. I confini si spostano di continuo, per cui non c’è spazio per il compiacimento. Nella storia dei diritti umani, questo non è mai stato più chiaro di ora. Ma, dovendo far fronte a sfide senza precedenti in tutto il mondo, le persone hanno continuato a dimostrare che la loro sete di giustizia, dignità, uguaglianza non verrà spenta, trovando ancora modi nuovi e coraggiosi per esprimere questo bisogno, spesso a caro prezzo. Nel 2017, questa battaglia globale per i valori ha raggiunto un nuovo livello d’intensità.

Gli attacchi ai valori su cui si basano i diritti umani, che affermano la dignità e l’uguaglianza di tutte le persone, hanno assunto vaste proporzioni.

I conflitti

I conflitti, alimentati dal commercio internazionale di armi, continuano ad avere effetti devastanti sui civili, spesso secondo un piano prestabilito. Che sia nella catastrofe umanitaria dello Yemen, esacerbata dal blocco imposto dall’Arabia Saudita, o nelle uccisioni indiscriminate di civili compiute dalle forze governative e internazionali, nell’uso dei civili come scudi umani da parte del gruppo armato autoproclamatosi Stato islamico in Iraq e Siria o nei crimini di diritto internazionale che portano a enormi flussi di rifugiati dal Sud Sudan, talvolta le parti coinvolte nei numerosi conflitti del mondo hanno rinunciato anche a fingere di rispettare i loro obblighi di protezione dei civili.

La crisi globale dei rifugiati

I leader dei paesi ricchi hanno continuato ad affrontare la crisi globale dei rifugiati con una miscela di elusione e totale insensibilità, riferendosi ai rifugiati non come a esseri umani ma come a problemi da evitare. Il tentativo del presidente statunitense Donald Trump di vietare l’ingresso a tutti i cittadini di diversi paesi a maggioranza musulmana, sulla base della loro nazionalità, è stato evidentemente una mossa dettata dall’odio. La maggior parte dei leader europei è stata riluttante ad affrontare la grande sfida di disciplinare la migrazione in modo sicuro e legale e ha deciso che, in pratica, niente è vietato nell’intento di tenere i rifugiati lontani dalle coste del continente. Le conseguenze inevitabili di questo approccio sono state evidenti negli scioccanti abusi subiti dai rifugiati in Libia, con la piena consapevolezza dei leader europei.

Elezioni: odio e paura cavalcati dalla politica

In zone dell’Europa e dell’Africa, lo spettro incombente dell’odio e della paura ha caratterizzato una serie d’importanti elezioni. In Austria, Germania e Paesi Bassi, alcuni candidati hanno cercato di trasformare le preoccupazioni sociali ed economiche in paura, attribuendo la colpa in particolar modo a migranti, rifugiati e minoranze religiose. In Kenya, le elezioni presidenziali di agosto e ottobre sono state guastate da intimidazione e violenza, anche basate sull’identità etnica.

 

  • COSA PUOI FARE TU

    Di passare dall’indignazione all’azione e di trasformare l’opinione pubblica in pressione verso i governi “distratti” e violatori.

    Quali sono le attività che puoi svolgere nel nostro gruppo 

    Lavorare con la scuola;

    Occuparsi dell’informazione;

    Lavorare sulle campagne proposte dalla Sezione Italiana;

    Organizzare incontri, serate, convegni …

    Partecipare ad eventi pubblici: raccolta firme, vendita oggetti promozionali …

    Seguire casi di violazioni …

    Quale impegno, in termini di tempo, viene richiesto 

    Secondo la propria disponibilità, si chiede solo la continuità.

    In questi anni di attività, quali sono state le maggiori soddisfazioni 

    Molte, innanzitutto nell’ambito dell’educazione ai diritti umani soprattutto nella scuola dove lavoriamo da 24 anni, la gioia per la liberazione di persone imprigionate ingiustamente, le risposte positive sulle campagne …

     

    MI HANNO DETTO

    Mi hanno detto

    -Non parlare!-

    e io ho taciuto.

    Mi hanno detto

    -Non pensare!-

    e io non ho riflettuto.

    Mi hanno detto

    -Non votare!.-

    e io non ho espresso il mio parere.

    Oltre questo altre cose mi hanno imposto.

    Questo è potuto accadere

    perché ero ignorante.

     

    Laura


     

    Amnesty International: la Storia

     

    1961 - Il 28 maggio, l’avvocato inglese Peter Benenson lancia dal quotidiano di Londra The Observer un “Appello per l’amnistia”: il suo articolo, I prigionieri dimenticati, racconta la vicenda di due studenti portoghesi arrestati per aver brindato alla libertà. L’articolo, ripreso da altri organi d’informazione nel mondo, rappresenta il momento della nascita di Amnesty International.

    1962 - Un osservatore di Amnesty International assiste in Sudafrica al processo di Nelson Mandela. Partono le prime missioni di ricerca in Ghana, Cecoslovacchia, Portogallo e Germania Est.

    1964 - L’ONU conferisce ad Amnesty International lo status consultivo.

    1965 - Sono pubblicati i primi rapporti sulle condizioni di prigionia in Portogallo, Sud Africa e Romania. Parte la Campagna de "I prigionieri del mese".

    1972 - Parte una campagna mondiale per l’abolizione della tortura.

    1973 - Amnesty lancia la prima azione urgente, per Luíz Basilio Rossi, brasiliano detenuto per motivi politici. L’Onu approva una risoluzione, ispirata da Amnesty, che condanna l’uso della tortura.

    1974 - Amnesty pubblica un duro rapporto sulle violazioni commesse dalla dittatura cilena.

    1975 - L’Onu adotta una Dichiarazione contro la tortura, frutto della campagna lanciata da Amnesty. Si costituisce la Sezione Italiana.

    1977 - Viene conferito ad Amnesty International il premio Nobel per la pace, per “aver contribuito a rafforzare la libertà, la giustizia e conseguentemente anche la pace nel mondo”.

    1979 - L’associazione pubblica un elenco di 2665 “scomparsi” in Argentina dopo il colpo di stato militare. Amnesty comincia a occuparsi delle violazioni subite dalle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender.

    1980 - I rapporti dell'associazione sull'uso della psichiatria per motivi politici in Unione Sovietica ricevono grande copertura.

    1982 - Amnesty lancia un appello per l’amnistia per tutti i prigionieri di coscienza, a cui aderisce un milione di persone. L’associazione condanna l’apartheid come sistema di violazioni dei diritti umani.

    1983 – Esce il primo rapporto di Amnesty sugli Omicidi Politici commessi dai governi

    1984 - Parte la seconda campagna contro la tortura. L’ONU approva la Convenzione contro la tortura e altri trattamenti e pene crudeli, disumani e degradanti.

    1988 - Alla tournée mondiale Human rights now!, organizzata da Amnesty per il 40° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, partecipano anche Peter Gabriel, Sting, Bruce Springsteen.

    1989 - Amnesty lancia la sua prima campagna mondiale contro la pena di morte, “Quando lo stato uccide”. I soci inviano 25.000 appelli al governo della Cina per fermare il massacro di piazza Tiananmen.

    1994 - Amnesty lancia campagne per il rispetto dei diritti delle donne e contro omicidi politici e sparizioni. L’associazione si occupa del terribile massacro in corso in Ruanda.

    1996 - Parte la mobilitazione per il Tribunale penale internazionale permanente.

    1997 - Parte la prima grande campagna per il rispetto dei diritti dei rifugiati.

    1998 - La Sezione Italiana allestisce il Palamnesty di fronte alla sede della Conferenza dell’ONU sulla Corte penale internazionale permanente, il cui Statuto viene adottato il 16 luglio. Amnesty si costituisce parte legale nel procedimento nei confronti di Augusto Pinochet. Parte la campagna per chiedere il rispetto dei diritti umani negli Stati Uniti.

    1999 - All’87a Conferenza internazionale dell’Ilo, anche alla luce delle raccomandazioni di Amnesty International, viene adottata una Convenzione che obbliga gli stati a porre fine alle peggiori forme di lavoro minorile. Amnesty prende parte alla Coalizione "Stop all'uso dei bambini soldato!".

    2000 - Amnesty lancia la terza campagna contro la tortura. La Sezione Italiana prende parte a coalizioni su armi leggere e acquisti trasparenti.

    2001 - Amnesty International si mobilita in difesa della popolazione civile afgana. All’indomani del G8 di Genova, l’organizzazione denuncia l’uso eccessivo della forza da parte della polizia e le altre violazioni dei diritti umani di manifestanti, chiedendo un’inchiesta indipendente su quanto accaduto e seguendo negli anni a venire il percorso verso la giustizia delle vittime di quegli abusi.

    2002 - Grazie al lavoro della coalizione “Stop all’uso dei bambini soldato!”, di cui Amnesty fa parte, entra in vigore il Protocollo alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, che proibisce la partecipazione dei minori nei conflitti armati.

    Il Consiglio di sicurezza dell’ONU istituisce un Tribunale penale internazionale sulla Sierra Leone, fortemente raccomandato da Amnesty. L’organizzazione pubblica durante l’anno rapporti sull’escalation di violenza in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati. Parte la campagna per il rispetto dei diritti umani nella Federazione Russa.

    2003 - Amnesty si mobilita in difesa della popolazione civile irachena con le campagne “Non in nome dei diritti umani” e “La popolazione civile, prima di tutto”. Amnesty International, Oxfam e Iansa lanciano la campagna globale “Control Arms”. Parte la campagna “Io non discrimino”, per combattere ogni forma di discriminazione.

    2004 - Amnesty lancia la campagna mondiale “Mai più violenza sulle donne”.

    2005 - Parte la campagna globale, “Più diritti più sicurezza”, che denuncia le violazioni dei diritti umani nel contesto della “guerra al terrore”.

    2006 - Vengono presentati all’ONU oltre 1.250.000 volti di persone che hanno aderito all’appello per l’adozione di un Trattato sul commercio di armi. L’ONU vota a maggioranza l’inizio dei lavori per il Trattato. Amnesty lancia la campagna “Invisibili” sui diritti dei minori migranti detenuti al loro arrivo in Italia. La Sezione Italiana lancia la campagna "Più diritti più sicurezza" per contrastare le violazioni dei diritti umani nella "guerra al terrore".

    2007 - A seguito di un’intensa campagna di Amnesty e dei suoi partner della Coalizione mondiale contro la pena di morte, la 62esima sessione dell’Assemblea generale dell’ONU adotta una risoluzione che chiede una moratoria globale delle esecuzioni. Amnesty lancia un appello globale affinché il governo del Sudan protegga la popolazione del Darfur.

    2008 - L’associazione lancia la campagna “Pechino 2008: Olimpiadi e diritti umani in Cina”, per chiedere riforme nel campo dei diritti umani nell’anno dei Giochi olimpici. Entra in vigore la Convenzione d’azione contro il traffico di esseri umani, obiettivo per il quale Amnesty e altre Ong si erano impegnate per anni.

    2009 - Amnesty lancia la campagna “Io pretendo dignità”, per sollecitare governi, organismi internazionali e attori economici a combatterla povertà, attraverso soluzioni basate sul rispetto dei diritti umani.

    2010 - Nell’ambito della sua campagna internazionale contro la discriminazione in Europa, Amnesty aumenta il suo impegno per i diritti umani dei rom e prende posizione contro gli sgomberi forzati.

    2011 - Amnesty segue da vicino, con i suoi ricercatori sul campo, le richieste di riforme democratiche e libertà, dalla Tunisia all’Egitto, dal Bahrein alla Libia. Il 28 maggio Amnesty International compie 50

    anni e conta circa tre milioni di soci in tutto il mondo.

    2012 – Amnesty lancia la campagna “Per un’Europa senza discriminazione”

    In Europa milioni di persone sono ancora sottoposte a esclusione sociale, povertà, maltrattamenti e violenza, per quello che sono, quello che si presume siano o ciò in cui credono. Fino a quando l’Europa non affronterà seriamente l’esclusione sociale, la violenza e i maltrattamenti, la povertà e il pregiudizio, le persone continueranno a essere discriminate e a vedere violati i loro diritti umani.

    2014 - Stop alla tortura. Questa campagna porta avanti un lavoro iniziato nel 1972 e che ha contribuito all'adozione, nel 1984, della Convenzione. Quest'anno, 30esimo anniversario della Convenzione, ci concentriamo su tutti i contesti di custodia statale di alcuni paesi in cui pensiamo di poter cambiare significativamente la situazione. La nostra campagna si rivolge anche all'Italia, affinché sia introdotto nel codice penale il reato di tortura e si colmi pertanto il ritardo di oltre 25 anni trascorsi dalla ratifica della Convezione contro la tortura.