Amnesty International
GRUPPO ITALIA 124
amnesty@cerretum.it
v. Fiera, 9 – Ciriè (TO) tutti i giovedì dalle 17 alle 18,30
Campagne Internazionali
Con questo termine AI vuole indicare particolari progetti su larga scala mirati a richiamare l’attenzione su specifiche violazioni dei diritti umani. Le campagne si propongono di intervenire il più efficacemente possibile sui governi interessati, di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani e per manifestare solidarietà con chi si batte nel mondo per il loro rispetto.
Spesso le campagne sono intraprese con la collaborazione di altre organizzazioni non governative.
Alcune delle campagne in corso-
((( IO PRETENDO DIGNITA )))
Una campagna globale che impegna Amnesty almeno fino al 2015
La povertà non è né naturale né inevitabile ma è il risultato di decisioni. La povertà non è solo relativa alla mancanza di risorse ma soprattutto ai comportamenti e alle scelte di chi detiene il potere.
In collaborazione con attivisti locali, nazionali e globali, la campagna mira a sostenere e a rafforzare la capacità di coloro che vivono in povertà e a inserire una forte prospettiva sui diritti umani nei processi internazionali e nazionali e nelle politiche per sradicare la povertà. Gli obiettivi sono quelli di accrescere forme di responsabilità sia legali che di altra natura, combattere la discriminazione e l’ineguaglianza, incentivare la partecipazione e l’educazione ai diritti umani.
Quali diritti umani
Diritti relativi alla realizzazione dei bisogni essenziali per una vita dignitosa: cibo, alloggio, sanità ed educazione.
Diritti relativi alla sicurezza fisica: protezione contro la violenza da parte dello Stato o di attori non statali che colpisce le persone povere in maniera sproporzionata.
Diritti relativi alla non discriminazione e all’eguaglianza.
Diritti alla partecipazione: libertà civili e politiche, diritto all’informazione e alla trasparenza.
Chi sono gli interlocutori:-
governi, sia del Sud che del Nord del mondo;
aziende;
organizzazioni e governi donatori, istituzioni finanziarie internazionali, attori economici ed organizzazioni intergovernative.
Nella prima fase della campagna (2009-2010) il lavoro sarà concentrato in particolare su:
Mortalità materna
accesso ai servizi di emergenza ostetrica per tutte le donne senza discriminazione.
Insediamenti abitativi precari.
moratoria degli sgomberi forzati.
Aziende e industrie estrattive.
regole globali sulla responsabilità delle aziende per i diritti umani;
forti misure di salvaguardia e trasparenza sui diritti umani per le industrie estrattive nell’ambito delle loro operazioni;
Le prime due azioni.
Nigeria.
Violazioni dei diritti umani causati dall’inquinamento e dai danni ambientali derivanti dalla presenza dell’industria petrolifera nella regione del Delta del Niger.
Sierra Leone.
Migliaia di donne muoiono ogni anno a causa di complicazioni legate alla gravidanza che potrebbero essere facilmente curate.
MAI PIÙ VIOLENZA SULLE DONNE
La violenza sulle donne è parte di una cultura globale che nega alle donne pari opportunità e pari diritti e legittima la violenta appropriazione del loro corpo per gratificazione individuale o scopi politici. Milioni di donne nel mondo sono terrorizzate da violenze domestiche, schiavizzate in matrimoni forzati, comprate e vendute per alimentare il mercato della prostituzione, violentate come trofei di guerra o torturate in stato di detenzione.
www.amnesty.it
PIÙ DIRITTI PIÙ SICUREZZA
Torture, sparizioni, legislazioni inique, arresti arbitrari, detenzioni senza processo … sono alcuni degli strumenti utilizzati, dal 2001, per condurre la cosiddetta “guerra al terrore” in nome della sicurezza nazionale. Le immagini delle torture praticate nel carcere iracheno di Abu Ghraib, lo scandalo europeo dei trasferimenti aerei illegali di persone sospettate di terrorismo e destinate a centri di tortura sono alcuni esempi significativi del degrado civile e morale in cui sono caduti alcuni governi firmatari della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Con la campagna, Amnesty International vuole spingere i governi e l’opinione pubblica a riflettere sulle strategie fallimentari della “guerra al terrore” e convincerli che il rispetto dei diritti umani è la condizione essenziale, e non un ostacolo, verso il raggiungimenti di un’autentica sicurezza globale
CONTRO LA PENA DI MORTE
Amnesty International si oppone incondizionatamente alla pena di morte, ritenendola una punizione crudele, inumana e degradante. Insieme ad altre organizzazioni chiede la cessazione permanente della esecuzioni.
Nel 1977, quando Amnesty International partecipò alla Conferenza International sulla pena di morte, i Paesi abolizionisti erano appena 16. Oggi sono 137 che hanno abolito la pena di morte per legge o nella pratica, mentre i Paesi mantenitori sono 60.
Secondo i dati a disposizione di Amnesty International i Paesi che nel 2008 hanno eseguito condanne a morte sono: Arabia Saudita, Bahrain, Cina, Corea del Nord, Giappone, Indonesia, Iran, Libia, Pakistan, Siria, Stati Uniti e Sudan.
Nel 2007, l’Assemblea delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione che chiede la moratoria sulle esecuzioni. Sebbene non vincolante la risoluzione porta con sé un peso morale e politico che impegna i paesi che l’hanno approvata a lavorare verso la totale abolizione della pena di morte nel mondo.